Uno stretto legame tra l’Abbazia di Santa Maria di Lucedio e il Riso
Trino - (Vc)
Un complesso del XII secolo nel cuore del triangolo d’oro della risicoltura italiana ed europea.
L’Abbazia di Santa Maria di Lucedio è un grande complesso abbaziale sito a Lucedio, presso Trino, in provincia di Vercelli. Si tratta di una zona “d’eccellenza” per la produzione di riso, il triangolo d’oro della risicoltura italiana ed europea, quello che comprende i territori compresi tra Novara, Vercelli e Pavia. L’abbazia fu fondata nel primo quarto del XII secolo ad opera di alcuni monaci cistercensi provenienti dal monastero di La Ferté a Chalon-sur-Saône, in Borgogna, su terreni donati loro dal marchese Ranieri I del Monferrato della dinastia degli Aleramici, terreni da bonificare, caratterizzati a quel tempo dalla presenza di zone paludose e di incolte boscaglie (denominatie Locez, da cui il titolo dell’abbazia). A Lucedio la coltivazione del riso era una realtà ben prima del 1400. La tradizione infatti attribuisce ai monaci cistercensi di Lucedio il merito di aver introdotto e diffuso la coltura del riso nel Trinese e in tutto il Vercellese. La campagna fra Trino e Vercelli, intorno al 1100, era boschiva e incolta. L’abbazia venne eretta come struttura fortificata ed assunse subito la denominazione di Abbazia di Santa Maria di Lucedio. Nel corso del medioevo, l’abbazia svolse un ruolo di primo piano nella storia del Marchesato del Monferrato, essendo uno dei luoghi sacri più legati alla famiglia aleramica. Non a caso, molti marchesi decisero di farsi seppellire qui.
Il complesso abbaziale.
Il Principato di Lucedio, con la cinta muraria che lo racchiude, si presenta oggi, come una grande e moderna azienda agricola. Dell’antico monastero medievale, eretto dai cistercensi nel XII secolo e poi ampliato nel corso del periodo di massima rinomanza e floridezza economica dell’abbazia (secolo XIII e XIV) si sono conservate notevoli strutture architettoniche: l’inconsueto campanile a pianta ottagonale, poggiante su di una preesistente base quadrata, in stile gotico lombardo; il chiostro; la bellissima aula capitolare (metà del XIII secolo) con colonne in pietra e capitelli di foggia altomedievale; il suggestivo refettorio con slanciate volte a vela che poggiano su basse colonne. L’antica chiesa abbaziale (che si fa risalire agli anni 1150-75) divenuta ormai malconcia e pericolante, fu abbattuta per far posto ad una nuova chiesa edificata in eleganti forme barocche tra il 1767 ed il 1770. All’interno della cinta muraria si trova una seconda chiesa: la così detta chiesa del popolo, costruita nel 1741 per le funzioni sacre destinate alle famiglie contadine ed alla gente comune abitante in Lucedio. Ridotta a deposito agricolo, la chiesa – disegnata da Giovanni Tommaso Prunotto, collaboratore di Juvarra – si lascia ammirare per le sue linee tardo barocche.

Bibliografia e link di approfondimento:
•Da Wikipedia, l’enciclopedia libera:
Abbazia di Santa Maria di Lucedio
http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Santa_Maria_di_Lucedio
•Le abbazie cistercensi: Lucedio, la storia
•Le abbazie cistercensi: Lucedio, la chiesa
•Sito dell’azienda agricola “Principato di Lucedio”
•Leggende sull’abbazia
Informazioni ufficiali
Il portale dell’Abbazia di Lucedio:
http://www.abbaziadilucedio.it




