Il riso

La storia del riso

lavoro nelle risaie

Risalire alle origini del riso è molto laborioso,pare che le varietà più antiche (tra le quali un tipo di riso selvatico genere Oryza) siano emerse oltre 12000 anni fa lungo le pendici dell'Himalaya come vi erano diversi tipi di riso nella valle dello Yangtze, nell'Asia orientale tra il fiume Rosso e il Golfo del Tonchino, tra il fiume Mecong, il Manacei e il Golfo del Sion. Le prime testimonianze scritte ci sono pervenute grazie agli storici del VI secolo come Teofrasto o Aristibulo.Il genere Oryza appartiene alla tribù Oryzeae della sottofamiglia delle Oryzoideae classificata nella famiglia delle Gramineae. Le specie Oryza hanno attratto l’attenzione di numerosi studiosi principalmente per l’enorme importanza agronomica e alimentare. Le forme asiatiche coltivate appaiono nel Neolitico ai confini meridionali dell’Himalaya, nel nordest ed est dell’India, nel sud est asiatico e nelle regioni meridionali della Cina..

All’interno degli attuali confini della Cina, si differenziò una razza poi ribattezzata dai giapponesi con il termine japonica.Numerosi furono i cambiamenti morfologici e fisiologici di Oryza Sativa, dovuti a processi di adattamento alle diverse condizioni climatiche. Il riso conosciuto e coltivato già nel 10.000 a.C.,su testimonianze e reperti di popolazioni asiatiche, è conosciuto dai Greci e i Romani attraverso Alessandro Magno mentre nel Sud dell’Italia solo grazie agli Arabi e da qui, nel XV secolo, arrivò nell’Italia settentrionale. Gli Arabi favorirono la coltivazione diffondendola in Egitto e sulla costa orientale africana sino al Madagascar. Il riso giunse in Marocco e dallo stretto di Gibilterra arrivò nella penisola iberica e nel bacino del Mediterraneo. Il riso, conosciuto in Italia dall’ epoca greco-romana, non si diffuse come importante coltura agraria fino al XVI secolo quando gli Sforza nel Milanese e nel Pavese fecero in modo che si potesse affermare anche in quelle aree ove le popolazioni rurali trovavano maggiori difficoltà di insediamento. Da documenti la prima risaia "moderna" nella pianura padana è del  1468 (Colto de' Colti). Nel 1475 il duca Gian Galeazzo Sforza dona al duca di Ferrara un sacco di riso che viene da lui definito in una lettera <<alimento estremamente interessante e meritevole di essere coltivato>>.

Nei primi tre secoli di risicoltura italiana viene quindi utilizzata una miscela di forme con il nome di Nostrale. Il Nostrale di taglia di 120 cm, poco resistente al brusone, lo penalizzò nella coltivazione molto ridotta. Nella storia della risicoltura italiana il XIX secolo è ricordato per l’opera di costruzione della più importante rete irrigua (Canale Cavour) a vantaggio della coltivazione del riso ma sorsero due problemi: la malaria e il brusone. Ai quei tempi la diffusione della malaria viene associata direttamente alla presenza della risaia sommersa, si resero necessarie nuove forme di risicoltura senza sommersione e nuovi materiali: i cosiddetti “risi a secco” o “risi di montagna” con l’introduzione di razze esotiche, Arrivarono in Italia alcune interessanti razze, tra le quali una, che venne chiamata “chinese” molto produttiva, coltivata in sommersione, precoce e resistente al brusone. Nel 1925 un evento di portata storica,la realizzazione per la prima volta in Italia dell’incrocio artificiale fra due varietà di riso presso la Stazione sperimentale di risicoltura di Vercelli.Il più importante risultato è stata la varietà “Vialone Nano” (“Nano” x “Vialone”) rilasciata nel 1937, ma tuttora coltivata e molto apprezzata dagli estimatori dei classici piatti di risotto. Un altro riso d'eccellenza ottenuto in quegli anni dall’incrocio “Vialone” x “Lencino” è il “Carnaroli” (1945).

In queste poche righe si è cercato di descrivere a grandi linee la storia del riso.Ad oggi il riso viene coltivato in 113 paesi del mondo e rappresenta il nutrimento principale per oltre metà della popolazione mondiale. Nel nostro Paese la superficie coltivata a riso si trova localizzata nella Pianura Padana centro – occidentale sulla riva sinistra del Po e comprende le provincie di Vercelli, Novara, Pavia e Milano.
Dal quotidiano “IL SOLE 24 ORE “ riportiamo il seguente commento : “In base ai dati elaborati dall'Ente Risi, aggiornati al 20 agosto 2010 la vendita nei cosiddetti paesi terzi (extra Ue) ha superato abbondantemente le 100mila tonnellate ipotizzate dal bilancio preventivo, toccando le 127mila tonnellate, dirette soprattutto sui mercati di Terchia, Libano, Siria, Giordania, Israele. L'anno scorso, a consuntivo, erano state appena 72mila. Una buona notizia per un settore che vede l'Italia leader in Europa” dove il riso italiano è sempre più apprezzato.

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